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Strategia di negoziazione HSK

HSK mette in primo piano il primato delle trattative e desidera negoziare basandosi sui dati. Come dimostrano i numerosi contratti stipulati, questa strategia costruttiva ha dato finora i suoi frutti. Tuttavia, con alcune riserve. Daniel Maag spiega il perché nell’intervista.

Come sono andate le trattative 2015 rispetto all’anno precedente?

Nel complesso, i risultati delle negoziazioni sono positivi. Nell’ambito DRG, fino a fine dicembre, è stato negoziato un volume considerevole e molti contratti continuano a essere validi come finora. Inoltre, HSK è riuscita, nel corso del mese di gennaio, a concludere dei contratti per trattative che erano prima bloccate. Tuttavia, constatiamo un certo irrigidimento dei fronti. Soprattutto da parte degli ospedali, che secondo la nostra analisi del benchmark dovrebbero ridurre le loro tariffe. In questi casi non sono evitabili i procedimenti di fissazione delle tariffe.

Si osserva, inoltre, una ripercussione del sistema DRG: per quanto concerne le cliniche di riabilitazione, non solo ci troviamo di fronte a ingenti richieste (motivo: maggiore complessità dei casi dovuta a trasferimenti anticipati dei pazienti dalle cliniche per cure acute), ma constatiamo anche un aumento quantitativo.

HSK continua a essere del parere che occorra dare priorità alla risoluzione delle negoziazioni piuttosto che alle definizioni delle tariffe. Com’è il bilancio dell’HSK rispetto a quello dell’anno precedente? La strategia dà i suoi frutti?

In linea di massima sì, ma con alcune riserve. HSK è favorevole alla concorrenza e mette da sempre in primo piano il primato delle trattative. Una questione che non avevamo previsto è il fatto che nel 2015 alcuni cantoni non autorizzano i contratti negoziati tre anni prima o pretendono di rinegoziarli. Questo modo di procedere costituisce in realtà una distorsione della concorrenza, nel cui contesto la procedura orientata alle soluzioni dell’HSK non ha sempre dato i suoi frutti.
Inoltre, alcuni ospedali hanno negoziato contratti retroattivi con altre organizzazioni di acquisto con un ritardo di diversi anni. Terremo sicuramente conto di questi aspetti nelle trattative in corso e in quelle future.

Lei desidera negoziare ogni contratto basandosi sui dati. Ciò implica la collaborazione degli ospedali. Ma gli ospedali collaborano?

Sfortunatamente, questo punto non è ancora soddisfacente. Attualmente è in corso un dialogo con gli ospedali e le loro associazioni. Con la loro strategia di non trasparenza i fornitori di prestazioni si danno la zappa sui piedi da soli. Diverse sentenze del Tribunale amministrativo federale sostengono chiaramente la richiesta dell’HSK di dati trasparenti e dettagliati sui costi e sulle prestazioni. Questo genere di dati rappresenta una premessa indispensabile per stabilire benchmark significativi e per effettuare una verifica dell’economicità.

Come si comporta HSK nel caso in cui siano disponibili troppo pochi dati? Aumenta il rischio che non si giunga ad alcuna soluzione durante le trattative?

L’importante, innanzitutto, è che non teniamo conto di questi ospedali nel benchmark. Se i dati non sono né plausibili né trasparenti, ne teniamo conto di sicuro nelle negoziazioni considerandolo un aspetto in grado di incidere sui prezzi. Pertanto, una scarsa trasparenza dei dati non favorisce una soluzione delle trattative.

Daniel Maag, Responsabile regione Svizzera tedesca

Daniel Maag, Responsabile regione Svizzera tedesca

Gli ospedali criticano il fatto che HSK abbia cambiato le regole del gioco fissando il valore del benchmark al 30° percentile. Cosa ne pensa lei?

Per misurare l’economicità secondo l’art. 49 cpv. 1 LAMal non esistono ancora regole del gioco del genere. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) esige nel migliore dei casi un censimento completo di tutti gli ospedali e che il calcolo dei costi di esercizio rilevanti per il benchmarking venga effettuato secondo criteri validi per tutta la Svizzera. Ma siamo molto lontani da questa realtà. Inoltre, ad oggi, il TAF non si è ancora pronunciato in merito al metodo da adottare per stabilire il base rate dell’ospedale che eroga in maniera efficiente e conveniente le prestazioni coperte dall’assicurazione obbligatoria nella qualità necessaria (art. 49 cpv. 1 LAMal).
Gli ospedali fissano il proprio benchmark ricorrendo alla media aritmetica. A mio parere, questo valore è chiaramente troppo alto, perché soprattutto i grandi ospedali centrali (fornitore di cure terminali, ospedali di formazione, cifre per caso elevate, case mix elevato) spingono al rialzo il valore del benchmark. In questo modo, a giovare sono – ingiustamente – tutti gli altri ospedali. Pertanto, questo metodo non è conforme alla LAMal.

Fissando il valore del benchmark al 30° percentile ed effettuando l’analisi dei componenti principali, il valore del benchmark dell’HSK soddisfa, da un lato, i criteri di economicità stabiliti dalla LAMal, dall’altro concede un margine di manovra per le trattative condotte individualmente con i singoli ospedali. Il metodo analitico mostra chiaramente che per la determinazione del prezzo occorre considerare, ad esempio, se una clinica è specializzata negli interventi elettivi, se non ha alcun obbligo di ammissione nei casi di emergenza o se si tratta di un ospedale alla fine della catena dei servizi sanitari che non può trasferire potenzialmente i casi deficitari.

Interview: Daniel Burger

Il suo contatto diretto

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Daniel Maag

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